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MORSO DI LUNA NUOVA

ERRI DE LUCA

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Napoli, estate 1943, il cielo non appartiene più alla città, ma ai bombardamenti alleati; in un rifugio antiaereo si trovano otto persone a condividere la paura e le fughe disperate di quel periodo. Roma è stata bombardata, il fascismo è appena caduto. Gli Americani, nel frattempo, sono sbarcati in Sicilia e stanno avanzando verso nord. Le otto voci che riflettono il clima di attesa e di sgomento in cui versa il paese quando la guerra non accenna a finire, sono coscienti di essere diventate “americane” e capiscono che devono fare qualcosa per salvare Napoli dai Tedeschi. Addirittura due di esse inscenano una farsa (una sorta di teatro nel teatro, a dir poco geniale in quel contesto di guerra) per alleggerire l’atmosfera di quel tugurio bellico. Nel parossismo dei bombardamenti le otto persone tirano fuori la loro estrema napoletanità e la loro fiera umanità che rende il racconto un piccolo capolavoro drammaturgico dell’autore.
La città sta nella tenaglia di due eserciti: uno dentro e uno fuori. Con le “Quattro giornate di Napoli” (27 -30 settembre ’43) la popolazione partenopea insorge e, grazie al coraggio e all’eroismo dei suoi abitanti, riesce a liberarsi dall’occupazione delle forze armate tedesche, spianando la via maestra alle truppe alleate.
Morso di luna nuova è il morso di una città che addenta e insegue, fino a sbattere fuori, l’occupante intruso. Qui si svolge la vita di otto persone in quell’estate. Età, mestieri e storie differenti, compresse in un assedio, rompono le distanze tra loro e vanno insieme, prima al passo, poi fino al galoppo. La macchina della storia maggiore si chiude a sacco sulle vite individuali, ma ci sono sussulti in cui le singole esistenze spezzano la camicia di forza e inventano la libertà.