Santos

di Mario Gelardi e Giuseppe Miale

Note di regia

Santos è un racconto di Roberto Saviano, uscito in una raccolta, ma praticamente sconosciuto.
È la storia di quattro ragazzini che vengono assoldati come vedette della camorra. Il loro compito è quello di giocare a calcetto in una piazza ed avvisare quando arriva la polizia o qualcuno sospetto. Saviano racconta la carriera dei ragazzi, che si trovano a scegliere tra il calcio e la delinquenza.
Il gioco come metafora della vita, il calcio come unica soluzione per uscire da una realtà che appare misera.
I ragazzi si trovano a dover scegliere da che parte stare, se continuare a guadagnare soldi facili con attività che diventano sempre più criminali o abbandonare tutto e provare a realizzare i loro sogni.
Saviano descrive le vicende di quattro ragazzi e di un giovane boss in ascesa, e quella di un vecchio capoclan, ma descrive anche un piccolo mondo che potrebbe essere quello di una qualsiasi piazza di paese.
Santos, il titolo viene dal pallone arancione usato dai ragazzi per giocare a calcio, è una storia densa di emozioni ed avvenimenti, ha una scrittura forte e dinamica come è tipico del Saviano scrittore.
Ci ha colpito particolarmente la storia di uno dei ragazzi che, per la passione del calcio, per l’emozione di proseguire un’azione di gioco durante una partita, viene espulso dal gruppo e proprio per questo si salva da una vita fatta di espedienti e criminalità.
È la passione che salva la vita di questo ragazzo ed è anche la chiave della storia: seguire un sogno, realizzare un’aspirazione, è l’unica vera speranza di un destino migliore.
Abbiamo immaginato una favola nera, permeata di leggenda perché i fatti che si susseguono hanno sempre rimandi alla realtà. Abbiamo immerso i protagonisti di Santos, in un’atmosfera arrugginita in cui la luce deve farsi spazio tra le feritoie per illuminare le vite. E, come per ogni favola che si rispetti, ci sono i buoni e i cattivi, c’è il traditore, chi si sacrifica, il bravo ragazzo e il furbo. C’è chi realizza i suoi sogni ma per farlo deve andar via, c’è chi resta e deve fare i conti con la realtà.
Una prima parte veloce come il primo tempo di una partita, un tempo in cui gli anni scappano, corrono, si accavallano, una seconda parte in cui arriva l’età adulta e il tempo sembra dilatarsi. A commentare questa favola nera, questa cronaca di cinque vite, un radiocronista d’eccezione, Raffaele Auriemma, vero giocoliere delle parole che commenta non solo il gioco ma anche la vita.
Mario Gelardi

in coproduzione con Nuovo Teatro s.r.l.
scene Luigi Ferrigno
costumi Giovanna Napolitano
musiche Francesco Forni
luci Franco Sabatino
voce Raffaele Auriemma
regia Mario Gelardi
interpreti: Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo

stagione 2010

stagione 2011