Signori in carrozza!

di Andrej Longo

Trama

Un’occasione straordinaria!

Siamo nel dopoguerra, tra la fine degli anni ’40 e gli inizi degli anni ’50. Un gruppo di attori meridionali viene a conoscenza che stanno decidendo di ripristinare la linea ferroviaria denominata La Valigia delle Indie (India Mail) attiva tra il 1870 e il 1914; questo treno, postale-merci-passeggeri, partiva dalla Gran Bretagna attraverso Francia e Italia giungeva a Brindisi dopo 42 h e 30’, i passeggeri lasciavano il treno e si imbarcavano sul Piroscafo Postale Inglese, diretto a Porto Said e, dopo 17 giorni di viaggio, approdavano a Bombay. La notizia pervenuta al gruppo di artisti è che su questo treno e sul piroscafo, i passeggeri sarebbero stati allietati da uno spettacolo di varietà. Decidono, quindi, di recarsi a Brindisi, dove sapevano di poter trovare rifugio in un teatro semidistrutto dalla guerra. Giunti sul posto tentano di sistemarsi alla meglio in palcoscenico in modo da poter provare il piccolo spettacolo che avrebbero sottoposto alla compagnia ferroviaria.
Grande sorpresa! Incontrano in palcoscenico quattro musicisti ed una famosa cantante-attrice che, avendo appreso la stessa notizia, erano giunti lì con lo stesso scopo.
Iniziano le rivalità: ciascun gruppo è intenzionato a sfoggiare il suo repertorio provando pezzi famosi di artisti di varietà, macchiette, canzoni, ecc… con l’intento di affermare la superiorità degli uni sugli altri. La convivenza forzata fa nascere dei sentimenti e dei legami importanti e, alla fine, tutti comprendono che le differenze sono talmente poche e tali da poter preparare e proporre un unico spettacolo.
A tirare le fila delle loro azioni, sarà uno strano personaggio che vive e ama quel teatro.

con
Giovanni Esposito, Ernesto Lama, Paolo SassanelliMargherita Vicario, Marit Nissen, Ivano Schiavi, Sergio Del Prete, Salvatore Cardone, Ruben ChavianoLuca Giacomelli, Emanuele PellegriniLuca Pirozzi, Raffaele Toninelli

scena Luigi Ferrigno
costumi Moris Verdiani
elaborazioni musicali Musica da Ripostiglio – Salvatore Cardone
coreografie Carlotta Bruni

regia Paolo Sassanelli

La Valigia delle Indie

Per raggiungere le sue colonie indiane via mare, la Gran Bretagna doveva far percorrere alle proprie navi il periplo dell’Africa doppiando il Capo di Buona Speranza con un viaggio che durava cento giorni. Questo collegamento, noto come la Valigia delle Indie, era in principio principalmente un servizio postale. Nel 1829 le cose cambiarono allorché Thomas Waghorn, un ex ufficiale della Royal Navy, propose di passare attraverso l’Egitto ed il Mar Rosso; in tal modo per raggiungere Bombay il viaggio si sarebbe ridotto a 60 giorni.
Poiché il Canale di Suez sarà aperto solo nel 1869, questo nuovo percorso prevedeva che le navi provenienti dall’India giungessero a Suez dove merci e passeggeri trasbordavano, quindi pervenivano ad Alessandria d’Egitto a dorso di cammello, attraverso il deserto. Qui i piroscafi della Peninsular and Oriental (P&O) salpavano dirigendosi verso lo stretto di Gibilterra e, attraversatolo, costeggiando la penisola iberica fino allo stretto della Manica, raggiungevano Dover e si era finalmente in patria.
Dal 1839 avvenne un’ulteriore modifica del percorso: il collegamento navale fu limitato da Alessandria al porto di Marsiglia e da qui, via terra, merci e passeggeri giungevano a Boulogne. Non restava che traversare la Manica per essere in Gran Bretagna.
Con lo sviluppo ed il progresso della rete ferroviaria francese, dopo lo scalo di Malta, i piroscafi della P&O provenienti da Alessandria d’Egitto terminavano il loro viaggio a Marsiglia; da qui si proseguiva in treno fino a Calais, passando per Lione e Parigi.
Dopo l’unità d’Italia, a seguito dei lavori di scavo del Canale di Suez iniziati nel 1859, il neonato governo propose alle autorità britanniche di utilizzare per la Valigia delle Indie il percorso italiano in alternativa a quello francese, pur sapendo che la rete ferroviaria e lo stato dei porti non permettevano un utilizzo immediato delle strutture. Tuttavia, proprio nel 1862, fu comunque attivato un primo collegamento marittimo tra Ancona ed Alessandria con scalo a Brindisi utilizzando quattro piroscafi della Società Italiana Adriatico-Orientale.
Nel 1869 la validità del percorso alternativo italiano, studiato con attenzione dagli Inglesi, mostrò i suoi vantaggi a seguito di una Valigia delle Indie supplementare che la P&O aveva messo in essere attraverso il territorio italiano, con imbarco nel porto di Brindisi ed arrivo ad Alessandria con l’impiego di una compagnia di navigazione italiana.
Fu il 25 ottobre del 1870 che la Valigia transitò ufficialmente per la prima volta attraverso la penisola con imbarco a Brindisi sul piroscafo Delta, il primo della P&O ad approdare in città. Tuttavia, anche se il Canale di Suez era stato inaugurato l’anno precedente, la Valigia faceva scalo ancora nel porto di Alessandria. Da qui, con il treno, i viaggiatori e le merci venivano trasportati sino a Suez per continuare il viaggio attraverso il Mar Rosso sino a raggiungere Bombay.
Questo treno di lusso, inaugurato venerdì 18 luglio 1890, fu denominato Peninsular Express e, partito da Calais, toccava Parigi, Digione, Torino, Piacenza, Bologna, Ancona, Foggia, Bari e infine Brindisi. In realtà la cosa era nata nel 1879 quando al centro del treno postale per l’India fu attaccato un vagone letto della CIWL limitatamente alla tratta Calais – Bologna. Nel 1886 il servizio fu esteso fino a Brindisi.
Tornando al Peninsular Express, esso si inseriva nel collegamento Londra – Bombay, viaggio che veniva effettuato per treno da Londra a Dover, per battello da qui a Calais, nuovamente per treno fino a Brindisi ed infine per nave, attraverso il Canale di Suez, fino a Bombay.
Il tragitto Londra – Brindisi, secondo le pubblicità dell’epoca, era coperto in appena 45 ore. Cosa strana è che il viaggio era programmato solo per l’andata in India. La partenza era settimanale ed avveniva da Londra alle ore 3,15 del pomeriggio; alle 11 di sera si era a Parigi per poi viaggiare l’intera notte, tutto il sabato, ancora una notte per giungere alle 4 del pomeriggio della domenica a Brindisi. Dopo una sosta di sei ore ci si imbarcava per Bombay che veniva raggiunta dopo alcuni giorni di viaggio.
Nel 1897 la compagnia di navigazione P&O destinò al porto di Marsiglia i suoi grossi piroscafi, lasciando in esercizio a Brindisi solo Iris ed Osiris, due battelli più piccoli e più veloci diretti a Port Said. Nonostante il rinnovo delle convenzioni, lo scalo brindisino assumeva sempre meno importanza per la compagnia britannica, tanto che gli approdi furono ridotti da quindicinali a mensili.
Questa situazione di precarietà si protrasse fino al 1914, quando, allo scoppio della prima guerra mondiale, dopo circa 40 anni, la Valigia delle Indie fu soppressa definitivamente.

Dalla storia di questo treno nasce lo spettacolo!

Dio salvi il teatro

Quanti applausi venerdì scorso al Traetta dove la Compagnia Gli Ipocriti ha fatto tappa con ‘Signori in carrozza!’ di A. Longo per la regia di Paolo Sassanelli
Cosa non si faceva in passato per non far morire un teatro. Si poteva arrivare a mentire, a vestirsi da fantasmi… (vedi oggi). In ‘Signori in carrozza!’, un bel testo di Andrej Longo, un povero attore della Brindisi dell’ultimo dopoguerra prova a far rivivere il devastato Teatro Verdi, destinato ad essere abbattuto. Perciò con l’inganno (la bufala della ripristinata Valigia delle Indie che farà scalo a Brindisi prima dell’imbarco) attira nel capoluogo due compagnie di poveri guitti per un provino. La più valida delle due salirà sul piroscafo per allietare i passeggeri fino a Bombay. Costrette alla guerra dei poveri, le due compagnie si sfidano in una gara di bravura, ciascuna sfoderando i numeri migliori prima che l’improvvisato impresario dichiari il pari ex aequo. Poi, messo alle strette, l’uomo vuota il sacco : nessun imbarco, nessun ingaggio. Lui voleva solo che attori tornassero a calcare le assi di quel glorioso palcoscenico, per strapparlo alla morte, niente di più. Ma perché le due compagnie non si fermano? Potrebbero fondersi e dare vita a un gran varietà… La proposta viene accolta e lo spettacolo (vero) si chiude con la prova della passerella dello spettacolo fittizio. Quanti applausi venerdì scorso al Traetta dove la Compagnia Gli Ipocriti ha fatto tappa. ‘Signori in carrozza!’ è teatro allo stato puro. Una cosa frizzante, schietta, immediata. Il testo di Longo non fa da cornice a una galleria dell’avanspettacolo. Piuttosto, macchiette, canzoni e balletti sono le inevitabile ‘stazioni’ di un abile percorso drammaturgico. Al gran lavoro di Longo corrisponde quello di Paolo Sassanelli che, regista in campo, gestisce bene – e non era facile – una folla al giorno d’oggi di dimensioni bibliche (tredici attori tredici). Il resto lo fanno la bella scenografia di Luigi Ferrigno e il talento in scena di Giovanni Esposito ed Ernesto Lama. Spettacolo completo, ‘Signori in carrozza’ esemplifica senza salire in cattedra che quella scenica è arte ‘semplice’, nel senso che per migliorare i costumi non servono contorsioni del pensiero, modernità tirata per i capelli, effetti speciali o segni criptici. Bastano testo, interpreti, regia e contorno (luci, scene, costumi), purché ciascuna di queste cose sia degna del suo nome. Ma parliamo di merce sempre più rara in tempi in cui molti (troppi) s’improvvisano teatranti e l’arte scenica involve in esercizio narcisistico per figure deplorevoli. Hanno meritato applausi anche Margherita Vicario, Marit Nissen, Ivano Schiavi, Sergio Del Prete e gli orchestrali Salvatore Cardone, Ruben Chaviano, Luca Giacomelli, Emanuele Pellegrini, Luca Pirozzi e Raffaele Toninelli. Collaborazione di Salvatore Cardone, Moris Verdiani e Carlotta Bruni.
Italo Interesse
Quotidiano di Bari – Cultura e spettacoli 24.03.2015


“Signori in carrozza…”, in nome del Teatro vero, oltre diversità di generi e contraddizioni

Applausi per Ernesto Lama, Margherita Vicario e Giovanni Esposito in una performance sulla magia del palcoscenico
“Perché il teatro è l’unico posto ove si viaggia davvero, come su un treno, più che su un treno…” E si viaggia attraverso sogni, emozioni, ricordi e sensazioni che solo il palcoscenico può dare. A chi è protagonista in scena e a chi, in platea, ogni sera, riceve nuova linfa vitale dalle più felici interpretazioni.
Una vera e propria celebrazione dell’arte teatrale, dunque, quella andata in scena per la rassegna del Teatro Pubblico Campano, al “Roma” di Portici, e questa sera a Benevento, al Massimo, con “Signori, in carrozza…”, di Andrej Longo, nella quale si son fronteggiate, senza risparmiarsi, le più diverse professionalità della Compagnia degli “Ipocriti”
Un’opera corale curatissima, nella regia discreta ed attenta di Paolo Sassanelli (l’“Oscar” di “Un medico in famiglia”, per il grande pubblico), che per sé ha ritagliato volutamente un ruolo minore, onde meglio tirare le fila di un gioco scenico, in cui nulla è stato lasciato al caso.
Una messinscena senza cadute di ritmo, difficile da allestire e da gestire, a metà fra il musical ed il racconto, per narrare il fronteggiarsi di due compagnie in gara per salire sul treno, “La Valigia delle Indie”, Londra-Brindisi-Bombay ed allietare così il viaggio dei passeggeri. Due filosofie e due stili diversissimi, incarnati, nelle complicate simmetrie delle scene di gruppo, dai leader dei due schieramenti artistici, il Direttore, convinto testimone della tradizione del teatro partenopeo, a cui ha dato vita un Ernesto Lama in stato di grazia, con voce potente e caratterizzazioni indovinate, da Nino Taranto in poi, e la disinvolta Margherita Vicario (la giovanissima “Nina” de “I Cesaroni”), che ha regalato al pubblico gustose performances, fra il jazz e lo swing, con brio e naturalezza da attrice navigata.
E’ stata Marit Nissen, la bella attrice e doppiatrice tedesca, compagna di vita e di scena di Sassanelli, qui nei panni di Frida, a fare all’inizio da “trait d’union” fra i due modi di concepire lo spettacolo, lasciando intendere esperienze dolorose (campo di concentramento?) alle spalle, e quindi disposta, nonostante i modi rudi, all’accoglienza del diverso. E’ un attimo e i due gruppi, i “signori” e gli “zingari” dopo ripetute schermaglie, trovano un’intesa. A suggellare l’unione, l’esecuzione congiunta dei brani più diversi, fino all’irresistibile “Rumba degli Scugnizzi”, ove la melodia e le parole di Viviani hanno dato vita ai minuti più coinvolgenti dello spettacolo, con l’irrinunciabile apporto di Ivano Schiavi e Sergio Del Prete
L’Ensemble “Musica da Ripostiglio”, in una performance nei toni e nei ritmi vicinissima alla tradizione dell’Orchestra di Piazza Vittorio e a quella “Wedding and Funeral” di Bregovic, ha confermato la classe che l’ha distinta in quest’ultima stagione, in “Servo per Due”, con Pierfrancesco Favino.
I due “capocomici”, nella storia, finiscono per sognare insieme un futuro a Broadway, in una rinnovata alleanza, stretta ancor di più dalla passione e dalla paura per un fantasma che si aggira nell’antico teatro in cui fanno le prove, tale Pasquale Cafiero, attore fallito, che vorrebbe che le due compagnie rinnovassero la tradizione della sala in disuso nella quale si trovano, pena la maledizione di non lavorare più in futuro, e per questo lascia loro in eredità un baule pieno di costumi di scena. Nessuno ci casca, però. Il “fantasma” altri non è, “en travesti”, che il gestore del teatro, l’irresistibile Giovanni Esposito (già al cinema con Alessandro Siani ed in Tv con Giorgio Panariello), che davvero in ogni modo prova a trattenere gli artisti, improvvisando divertentissimi siparietti che hanno appassionato e divertito il pubblico.
Le audizioni per salire sulla “Valigia delle Indie”, si comprende alla fine, sono solo un pretesto per fare in modo che la sala teatrale chiusa ritorni alla vita. Nulla di tutto quello che si è detto, dunque, è vero.
Se non che il teatro è ancora il luogo dei sogni, ove tutto davvero può accadere. E così sullo schermo posto sul palcoscenico, sono apparse, ma alla fine, le belle immagini degli attori e delle performances del tempo che fu. Una messinscena che va letta come un reale atto d’amore verso un genere che, a dispetto del tempo, continua ad ammaliare…
Maria Ricca
www.palcoscenicoincampania.it – 16.04.2015


Al Comunale di Caserta applausi per Signori in carrozza!

Signori in carrozza è una storia che intreccia i sogni, le speranze e le attese di due compagnie teatrali, una italiana e una francese. A raccontarla è la compagnia Gli Ipocriti che portano in scena un testo scritto appositamente per loro da Andrej Longo e per la regia di Paolo Sassanelli. Coinvolgente fin dalle prime battute, lo spettacolo che vede in scena anche il gruppo musicale Musica da Ripostiglio di Salvatore Cardone, avvolge gli spettatori in un continuo di battute divertenti e coinvolgenti grazie alla bravura di attori come lo stesso Paolo Sassanelli, Giovanni Esposito, Ernesto Lama, Margherita Vicario, Marit Nissen, Ivano Schiavi, Sergio Del Prete. Siamo in Italia, nel secondo dopoguerra.
La linea ferroviaria La Valigia delle Indie (India Mail) che nell’Ottocento connetteva la Gran Bretagna con l’India sta per essere ripristinata. Sembra un’occasione straordinaria per una piccola compagnia di attori meridionali che spera di essere scritturata per intrattenere i viaggiatori durante il lungo percorso in treno. Ma nel piccolo teatrino – abbandonato durante la guerra – nel quale il gruppo decide di provare lo spettacolo da proporre alla compagnia ferroviaria un’altra compagnia di attori, francesi, composta da cinque musicisti e una famosa cantante-attrice, prepara a sua volta uno show nella speranza di ottenere l’incarico. Ciascuno sfoggia meglio che può il proprio repertorio, finché tutti non intuiscono, saggiamente, che tra Francia e Italia, Parigi e Napoli, le differenze sono poche. Talmente poche da poter pensare di proporre un unico spettacolo realizzato insieme. Uno spettacolo davvero da non perdere!
ondawebtv.com – 19.04.2015


Signori in carrozza….. si parte

Già dal titolo si capisce che si parla di un treno che, protagonista di eccellenza della linea ferroviaria La Valigia delle Indie partendo dalla Gran Bretagna, attraversava Francia e Italia fino a Brindisi dove i passeggeri si imbarcavano sul Piroscafo Postale diretto a Porto Said per poi approdare a Bombay. E si parla di un gruppo di artisti meridionali che, venuti a conoscenza che sul treno i passeggeri sarebbero stati allietati da uno spettacolo di varietà, decidono di recarsi a Brindisi per occupare un teatro semidistrutto e approfittarne per provare un repertorio per lo spettacolo da sottoporre alla Compagnia Postale. Ma, guarda caso, nello stesso teatro e sullo stesso palco, trovano già sistemati quattro musicisti e una famosa cantante attrice che, appresa la notizia dello spettacolo, erano lì con lo stesso scopo.
Da qui, tra rivalità, sfide e esibizioni, tra meglio e peggio dei singoli repertori, si snoda uno strano Canzoniere, un variegato documento musicale e teatrale di un mondo riesumato e di un percorso artistico rielaborato in un adattamento che, in quanto legato alla tradizione e alla essenza stessa del varietà e del Cafè Chantant, non ne trascura quell’insita espressione comica, cruda e reale e amara, di quel tempo. Un tempo che non muore, che non si perde né viene dimenticato, tempo che narra di narcisismo sfrenato, di autoesaltazione, di tracotanza, supponenza, di “nuovo” che avanza e si propone, di “nuovi” sicuri di se o giovani e BRAVI, ma che parla anche di cuore e di nostalgia, di mode e di mare, di uomini e di donne e di femmine, di anima e di arte. Lo spettacolo prende il volo, si esalta e dilaga, grazie alla indiscutibile bravura di tutti gli artisti coinvolti, attori, cantanti, musicisti (grande, l’Orchestra Musica da Ripostiglio) nel creare una singolare e sinergica operazione di recupero che, pescando nello sconfinato “cuore” artistico di Napoli, lo riprende, lo omaggia, lo magnifica dandogli nuova linfa vitale e valore, in una celebrazione atipica ma sincera e riuscita.
Un inaspettato rimando ai “talent” moderni per un susseguirsi di sfide tra cavalli di battaglia, canto, corali di gruppo, musica e ballo, folklore, sceneggiata, passione e nostalgia di ricordi, ma non rispolvero di vecchiume, e arrangiamenti al limite dell’azzardo per una nuova freschezza e energia. Così, quel vecchio teatro malandato diventa il cuore pulsante di un microcosmo che, come in un’operazione a cuore aperto, visualizza una propensione stratificata di luoghi, situazioni e personaggi che, liberi da condizionanti personalismi, interagiscono e si aggregano in una commistione di ruoli, tra incontri e scontri che partoriscono battute nuove, trasformando il singolare in plurale, per una coralità magica e una Napoli non contaminata dal degrado. E nulla toglie scoprire che non esiste treno, né spettacolo da proporre. Solo uno stratagemma del vecchio attore-fantasma-custode, per riaprire il teatro con un grande spettacolo. Che c’è stato. Grane successo di pubblico e applausi scroscianti per tutti e una nota a parte per uno straripante e irresistibilmente BRAVO, Giovanni Esposito.
Umberto Valentino
Il Quotidiano del Sud – 19.04.2015

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