Questi fantasmi! – Nota storico critica

Pasquale Lojacono è un piccolo borghese, ma non un “borghese piccolo piccolo”, di quelli che sono antipatici all’autore. Entra in scena con l’aspetto tra spaesato e clownesco che contraddistingue gli alter ego eduardiani; ed è altrettanto testardo: dopo aver tentato tutto il possibile nella continua ricerca di una svolta, di una soluzione che gli permetta di vivere un po’ di vita tranquilla e di offrire a sua moglie qualche agio, è disposto a credere nell’impossibile, a sperare che la ruota della Fortuna (come quella del Lotto) incominci a girare nel verso giusto.

“Eroe bastonato, ma non domato”, accetterà una nuova specie di Patto con il Diavolo: una tregua armata con i propri fantasmi della passione e della miseria, oltre che con la partenopea paura dei morti. Trasloca dunque in un palazzo seicentesco, infestato dalle ombre d’uno splendido e cruento passato ma occupato “al primo piano da una bella famiglia di soldati americani”, e baratta le sue disperate speranze con la propria anima. Il trasloco comprenderà infatti, chiuso in un armadio e travestito da fantasma principale, anche Alfredo Marigliano, l’amante della moglie!

La comicità fantastica nasce dall’ambiguità della situazione e del protagonista: “La forza della commedia sta in quest’ambiguità” conferma l’autore (Paese Sera, 6 gennaio 1977). La specifica ambiguità

di Pasquale Lojacono s’innesta su quella generale dei protagonisti eduardiani: sono sempre, anche, personaggi, e i loro discorsi non possono coincidere mai, assolutamente, con quelli del loro creatore. Ma qui il gioco è accresciuto dalla situazione paradossale in cui il protagonista è collocato, dal suo rapporto con i fantasmi: fede o mistificazione? […] Neppure il cruciale dialogo fra Pasquale e sua moglie Maria, consentirà di decidere se egli creda o finga di credere ai fantasmi. Questo dialogo che cerca il dialogo esprime l’incomprensione reciproca, ma facendo la parodia del vero dialogo finisce per imprigionare sempre di più il protagonista nel suo stato di ambiguità.

[…] La commedia vive delle sue contraddittorie segnalazioni, ed è stata progettata in funzione di esse: la corrente alternata di distacco e simpatia che distingue il rapporto dell’autore-attore con il protagonista consente allo spettatore di ridere di Pasquale e al tempo stesso di compatirlo, partecipando ai suoi guai materiali e morali. Ma proprio perché Questi fantasmi! eduardiani non insidiano soltanto un rapporto di coppia, bensì annunciano una problematica storico sociale, l’ambientazione quasi surreale, nel barocco appartamento infestato da spiriti antichi e moderni traduce in spazio e in clima scenico il presentimento di una ricaduta nel passato. L’appartamento toccato a Pasquale è labirintico come un mondo; metafora forse di Napoli forse dell’Italia, andrebbe liberato da ombre più attuali di quelle leggendarie dell’ Antico Cavaliere e della Bella Damigella…

Tratto da Il grande teatro di Eduardo De Filippo 

a cura di Anna Barsotti, Fabbri editori, 2004