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Ditegli sempre di sì

di Eduardo De Filippo

“Il pazzo è un sognatore da sveglio” Immanuel Kant

MARIO AUTORE
ANNA IODICE
DOMENICO PINELLI

 

e con
GIANLUCA CANGIANO
MARIO CANGIANO
LUIGI LEONE
ANTONIO MIRABELLA
LAURA PAGLIARA
VITTORIO PASSARO
LUCIENNE PERRECA
SIMONA PIPOLO
ELENA STARACE

 

regia

DOMENICO PINELLI

 

scena LUIGI FERRIGNO – SARA PALMIERI

costumi VIVIANA CROSATO – ANTONIETTA RENDINA

musiche MARIO AUTORE

 

Si ringraziano Francesco Maria Attardi e Giulia Cher per le foto di scena

 

 

 

Personaggi e Interpreti

(in o.a.)

 

Checchina/ Filumena                 Elena Starace

Teresa Murri                               Anna Iodice

Don Giovanni Altamura          Mario Cangiano

Luigi Strada                                Mario Autore

Dottore Croce                             Luigi Leone

Michele Murri                           Domenico Pinelli

Evelina Altamura                    Lucienne Perreca

Ettore de Stefano                    Antonio Mirabella

Vincenzo Gallucci                  Gianluca Cangiano

Olga                                       Simona Pipolo

Saveria Gallucci                    Laura Pagliara

Attilio Gallucci                       Vittorio Passaro

Ricorrendo (nel 2024) il quarantesimo anniversario dalla scomparsa di Eduardo De Filippo, tra le moltitudini di artisti anch’io ho pensato di omaggiare in qualche modo quest’uomo che, seppure io non abbia mai conosciuto anche solo per motivi anagrafici, ha giocato un ruolo fondamentale nella mia formazione prima, nella mia esistenza poi.

Nasce così l’idea di mettere in scena Ditegli sempre di sì, una commedia divertentissima, retta da un meccanismo comico perfetto, nonché pregna di spunti riflessivi riguardo una materia estremamente affascinante che Eduardo, per certi aspetti epigono di Pirandello, studiò sicuramente bene: la pazzia.

Se nello spazio interposto tra un’idea e la realizzazione di essa ci sta un oceano, tra quella stessa idea e la costruzione di un vero e proprio progetto su di essa, se non un oceano, ci sta comunque un mare. In primis devo ringraziare Tommaso De Filippo che ha creduto in me e nei miei compagni di viaggio, sposando immediatamente il progetto e dandomi l’occasione di lavorare su questo meraviglioso testo.

In seguito a questa risposta che definirei “felice”, il passo seguente è consistito nel rendersi conto che senza una produzione – anche piccola – alle spalle, i costi di allestimento e le spese varie avrebbero di sicuro reso vano anche il primo passo. Ecco l’inciampo. Ci sono momenti, però, in cui una mano ti viene tesa e tu non puoi fare a meno di accettarla senza capire né come né perché – guai a chiederselo, penso io! – ritrovandoti una produzione come Gli Ipocriti Melina Balsamo che crede nella tua idea e decide di scommettere su una compagnia di attori giovani, diretti da un giovane attore alla sua prima vera esperienza da regista, che si propone di mettere su uno spettacolo tanto importante in una versione nuova e ambiziosa – seppure legata indissolubilmente alla tradizione – e portarlo in giro nei grandi teatri d’Italia: se non è già questa una follia … ditegli sempre di si!

Abbiamo recitato per ventotto serate accompagnati da applausi calorosi, belle risate e anche qualche lacrima. Quest’anno le date sono triplicate e siamo pronti a raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato, seminando ancora – naturalmente – con cura e tanto amore.

 

 

“Il pazzo è un sognatore da sveglio” Immanuel Kant.

Eduardo scrive Ditegli sempre di sì (titolo originale “Chill’è pazzo!”) nel 1927 per la compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta. Solo nel 1932 il drammaturgo, in occasione della nuova messa in scena affiancato dai fratelli, decide di modificare il testo riducendo il numero dei personaggi e rivedendo l’intreccio della storia.

La pazzia che assume il ruolo centrale in questa vicenda costituisce uno dei topoi più efficaci della letteratura, come del teatro in funzione anche, e soprattutto, di espediente sia comico che tragico. In Ditegli sempre di sì la pazzia è il vero motore comico. Lo stesso autore, nel prologo della versione televisiva registrata nel 1962, esordisce così:

Eccomi a voi. Non c’è filosofia nella farsa che recito stasera,

ma un personaggio della vita vera,

un tal dei tali affetto da follia […]

Eppure, continua:

[…] Allora è un dramma, mi direte voi, io vi rispondo “è una tragedia nera,

ma non è nostra”. E la tragedia vera diventa farsa se non tocca a noi. […]

Divertitevi dunque, riflettendo che ognuno può trovarselo davanti

un vero matto, e accade a tutti quanti di

commuoversi e ridere piangendo […]

È quasi come se Eduardo invitasse, ora, gli spettatori ad una maggiore attenzione, a compiere quello stesso sforzo che poco prima aveva spacciato per superfluo. È chiaro, altresì, il riferimento a quell’aspetto della realtà codificato dal suo maestro, Pirandello: L’umorismo. D’altronde, qui a parlare è pur sempre Eduardo.

Da questo punto parte l’idea di messa in scena: l’obiettivo è andare oltre. Trasformare questa “farsa” in vero e proprio “dramma”. Il punto di partenze è lo stimolo che Eduardo invia: prestare una maggiore attenzione al testo, ai personaggi, agli accadimenti; il punto di arrivo è la restituzione di una forma più complessa, articolata e cosciente del dramma attraverso lo studio approfondito della condizione umana di tutti i personaggi – meglio ancora se “persone” – attori di questa vicenda.                                 Domenico Pinelli